Ogni azienda deve organizzare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi. Il D.Lgs. 81/2008 offre due strade. Il datore di lavoro può assumere direttamente il ruolo di RSPP. In alternativa, può nominare un responsabile esterno qualificato. La scelta incide su costi, tempi, qualità della prevenzione e livello di esposizione ai controlli.
Che cosa fa il RSPP
Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione supporta il datore di lavoro nella gestione della sicurezza. L’articolo 33 ne descrive i compiti principali. Il RSPP individua i fattori di rischio e collabora alla valutazione. Elabora le misure preventive e le procedure di sicurezza. Propone i programmi di informazione e formazione e partecipa alle consultazioni.
La designazione del RSPP spetta al datore di lavoro e non si delega. Di più: la nomina resta obbligatoria per tutte le aziende, a prescindere dalle dimensioni. Il RSPP consiglia, ma la responsabilità finale rimane in capo a chi dirige l’impresa.
Quando il datore di lavoro può fare da RSPP
L’articolo 34 e l’Allegato II fissano i limiti dimensionali. Il datore di lavoro può svolgere direttamente il ruolo in questi casi:
- aziende artigiane e industriali fino a 30 lavoratori;
- aziende agricole e zootecniche fino a 30 lavoratori;
- aziende della pesca fino a 20 lavoratori;
- tutte le altre aziende fino a 200 lavoratori.
Restano escluse alcune attività, come le industrie a rischio di incidente rilevante. Inoltre il datore di lavoro deve informare preventivamente il RLS della propria scelta e frequentare un corso specifico. L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha ridefinito questi percorsi. Il corso per il datore di lavoro che svolge i compiti del servizio richiede poi un aggiornamento quinquennale di almeno 8 ore.
Vantaggi e limiti delle due soluzioni
Il datore di lavoro RSPP controlla direttamente le decisioni e contiene i costi. Tuttavia sottrae tempo alla gestione dell’impresa. Deve inoltre mantenere aggiornate competenze tecniche molto ampie, dalle misurazioni agli agenti chimici, fino alle novità normative.
Il RSPP esterno porta invece competenze specialistiche e una visione indipendente. Conosce le prassi degli organi di vigilanza e affronta con metodo audit e ispezioni. Il costo è maggiore, ma l’azienda ottiene un presidio continuo. Contano però i requisiti: il RSPP deve possedere i titoli dell’articolo 32 e un aggiornamento quinquennale regolare.
Come scegliere in modo consapevole
La decisione richiede alcune verifiche concrete. Innanzitutto occorre valutare il settore e la complessità dei processi. Un’azienda con rischio chimico, rumore elevato o cantieri mobili ha esigenze diverse da quelle di un ufficio. In secondo luogo conviene misurare il tempo realmente disponibile per la sicurezza.
Per un RSPP esterno servono verifiche ulteriori. Gli attestati devono risultare in regola. Il contratto deve definire attività, frequenza dei sopralluoghi e partecipazione alla riunione periodica. Infine il consulente deve visitare davvero l’azienda. Un RSPP che firma documenti senza conoscere i reparti non assolve il proprio compito.
Che cosa indicare nel contratto con il RSPP esterno
Un incarico chiaro evita incomprensioni e garantisce un servizio reale. Il contratto dovrebbe specificare almeno questi elementi:
- l’oggetto dell’incarico e i documenti che il RSPP cura, come DVR, piano di emergenza e DUVRI;
- il numero e la frequenza dei sopralluoghi in azienda;
- la partecipazione alla riunione periodica e agli incontri con RLS e medico competente;
- il supporto durante controlli e ispezioni degli organi di vigilanza;
- i tempi di risposta alle richieste urgenti;
- durata dell’incarico, modalità di recesso e copertura assicurativa del professionista.
Il datore di lavoro verifica inoltre i titoli del professionista. L’articolo 32 richiede un diploma di istruzione secondaria superiore, un attestato di frequenza ai corsi di formazione specifici e un aggiornamento periodico. Un consulente aggiornato conosce le novità normative e le applica con metodo.
Domande frequenti (FAQ)
Il datore di lavoro può svolgere il ruolo di RSPP in qualsiasi azienda?
No. L’Allegato II del D.Lgs. 81/2008 stabilisce limiti per numero di lavoratori e per tipo di attività. Oltre quei limiti, o in presenza di attività escluse, la nomina di un RSPP è obbligatoria.
Quale formazione serve al datore di lavoro che vuole fare da RSPP?
Serve un corso specifico, calibrato sul livello di rischio dell’attività, secondo l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025. Poi occorre un aggiornamento quinquennale di almeno 8 ore.
Nominare un RSPP esterno solleva il datore di lavoro dalle responsabilità?
No. Il RSPP svolge un ruolo consultivo. Le decisioni e le responsabilità degli obblighi non delegabili restano al datore di lavoro. Una consulenza qualificata riduce però il rischio di errori e omissioni.
Il RSPP esterno deve essere presente in azienda?
Deve conoscere l’azienda in modo diretto. Ciò significa sopralluoghi periodici, contatti con preposti e RLS e partecipazione alla riunione periodica, quando prevista. Una gestione solo documentale non garantisce una prevenzione efficace.
È possibile cambiare RSPP in corso d’opera?
Sì. Il datore di lavoro effettua una nuova designazione formale e comunica il cambio a RLS e medico competente. Il nuovo RSPP riceve DVR, nomine e documenti. Verifica poi che il DVR rifletta ancora la realtà aziendale.
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